Feb
02
Me la fai un’altra flessioncina?
February 2nd, 2009 at 10.36
Non riesco a capire, cos’è la “ginnastica dolce”?
Ti coccolano mentre volteggi? Sussurrano paroline di incoraggiamento quando fai esercizi sulla sbarra?
Qualcosa sa soddisfare la mia curiosità?







Credo ti cospargano di zucchero.
Mi ricordo l’altra bellissima a Lucca: “Duelli Cortesi”
“Perdoni messere, potrei trafiggerla con la punta del mio fioretto?”
“Ben gentile, faccia pure…”
Penso sia un modo elegante per dire che non ti sforzi quindi non sudi ed in definitiva non puzzi.
La ginnastica dolce la faceva mia nonna assieme ad uno stormo di altri vecchi. Visti i risultati non serve ad un cazzo.
Definisci “visti i risultati”… cos’è, ti aspettavi che la dolce vecchietta sollevasse pesi da 150Kg?
Innanzitutto definire mia nonna una “dolce vecchietta” è da pazzi, Chiara potrà confermare.
Che risultati immaginavo? Banalmente: maggior vigore, meno fiacchezza, meno dolori muscolari/articolari, più elasticità.
Se non è possibile ottenere tali risultati (e ciò è plausibile) perchè dovrebbe essere fatta?
insomma…se non puzzi non vale….
tutto torna….
L’ho cercato in internet… “Con l’espressione “ginnastica dolce” si indica un tipo di attività fisica che si può svolgere in palestra o all’aperto, dietro la guida di un istruttore o per conto proprio, caratterizzata dalla bassa intensità. Si tratta di una ginnastica eseguita con movimenti lenti, graduali, a basso impatto. E’ un esercizio ginnico soft studiato per avvicinare al movimento persone sedentarie, anziani o coloro che hanno problemi di tipo ortopedico e non possono eseguire gli sport tradizionali. La ginnastica dolce consiste in movimenti semplici: piegamenti, allungamenti e stretching, eseguiti in modo da non richiedere a muscoli e articolazioni eccessivi sforzi. “
Ergo: non serve a un cazzo :D
Come al solito avevo ragione io, non a caso siamo giunti alla stessa conclusione.
Stai diventando il mio picciotto preferito.
Mia madre ha fatto due settimane di ginnastica riabilitativa per la frattura scomposta del polso.
Tra tutti gli aggettivi che ha usato per descrivere le sessioni con il fisioterapista “dolce” proprio non me lo ricordo.